Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.

("Kitchen" - Banana Yoshimoto)

OLD KITCHENS

venerdì 24 agosto 2007

Kitchen

Salve a tutti gli affezionati lettori del blog di Teresina!!!
Io sono Luisa, l'ultima ragazza (per il momento!!!) che collaborerà con Teresina's kitchen.
Devo confessarvi che la cucina non è la mia unica grande passione: essa, infatti, viene affiancata da un'altra altrettanto profonda, la lettura.
Credo che niente come la lettura sia in grado di risvegliare in noi quel lato sognante, fantasioso, denso di desideri, di passioni e di immaginazione che crediamo inaridirsi in noi una volta superata la soglia che segna la fine dell'adolescenza. Quando ci immergiamo completamente in un libro siamo in grado di dimenticare completamente il mondo che ci circonda, per immergerci negli abissi più profondi e misteriosi che si celano tra quelle pagine. La mia idea geniale, quindi, è stata questa: perchè non conciliare queste mie due grandissime passioni?
Per questo motivo ho intenzione di suggerirvi delle letture che mi hanno particolarmente colpita, interessato o che hanno risvegliato in me delle emozioni intense. Queste letture, ovviamente, avranno la cucina e il cibo come punto di partenza, ma da essi si discosteranno anche leggermente, per abbracciare temi più “universali” e “umani”.
Il libro che vorrei proporre oggi è “Kitchen” della scrittrice giapponese Banana Yoshimoto.
In Italia il libro è edito da Feltrinelli.
La prima impressione che ebbi anni fa leggendo il libro fu quella di un fiore di ciliegio che cade dolcemente al suolo, dopo essersi staccato dal ramo. Di una delicatezza e di una tristezza infinite.
Il libro si apre iniziandoci al delicato e profondo rapporto della protagonista, Mikage, con le cucine.
“Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com'è fatta: purchè sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano. Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire. Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po' arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.”
La cucina, nel cuore della protagonista, rappresenta un luogo caldo e accogliente, un luogo dove nulla di male potrebbe mai accaderle: è il simbolo stesso della famiglia, che Mikage, nella sua sconfinata solitudine, cerca disperatamente di costruirsi.
Kitchen è un romanzo che insieme alla passione di Mikage per le cucine (e per il cibo, sul quale essa deciderà di fondare il proprio futuro...) narra la solitudine dei personaggi che orbitano attorno alla ragazza.
La straordinaria capacità narrativa dell'autrice riesce a creare, pagina dopo pagina, un'atmosfera unica, magica, quasi incantata: anche chi non è esperto di cultura giapponese, in breve tempo vi si troverà immerso completamente, e suo malgrado, rapito.
La delicatezza incredibile della narrazione, dei gesti cortesi e cerimoniosi dei personaggi, tipici della cultura nipponica, creano un contrasto fortissimo con la loro solitudine e con la tristezza degli eventi narrati anch'essi senza mai cadere nel banale o nel melodrammatico.
Insomma, siamo di fronte ad un romanzo delicatissimo, che risulterà graditissimo sia agli appassionati di cucina, sia a chi è semplicemente interessato a leggere qualcosa di straordinariamente diverso ed indimenticabile.

martedì 21 agosto 2007

Biscotti cinesi della fortuna - parte seconda

Buongiorno a tutti.
Ecco la seconda "puntata" del post riguardante i biscottini cinesi della fortuna, dato che mi è stata chiesta la ricetta. Innanzitutto ci tengo a precisare che la ricetta mi è stata fornita appositamente da un'amica, quindi non ho ancora avuto l'occasione di collaudarla. Fatemi sapere come vengono i biscotti seguendo questa ricetta.

Occorrente per la preparazione di circa 20 biscotti :
90 g di farina 00
80 g di zucchero (meglio lo zucchero a velo)
3 albumi
45 g di burro

Preparazione:

Setacciate la farina e lo zucchero a velo, in modo da eliminare eventuali grumi.
Versare gli albumi in una terrina e montarli leggermente a neve con una frusta elettrica. Non devono essere montati a neve ben ferma.
Fate fondere il burro.
Continuando a montare con la frusta, aggiungere agli albumi lo zucchero, la farina e il burro fuso.
Preparate la teglia da forno: ricopritela con un foglio di carta da forno, sul quale avrete disegnato a matita dei cerchietti del diametro di circa 8 cm. Versare un cucchiaio di impasto su ogni cerchio della carta da forno: fare in modo (con il dorso del cucchiaio) che l’impasto ricopra perfettamente il “disegno-stampo”.

Attenzione: girate la carta da forno prima di versare l’impasto, in modo da non che questo non venga a contatto con i segni lasciati dalla matita.

Porre la placca con l’impasto nella parte bassa del forno caldo (circa 180°). Lasciare che le cialde cuociano per alcuni minuti fino a che i bordi assumeranno una coloritura dorata. Il centro delle cialde rimarrà necessariamente più chiaro.
Togliere le cialde dal forno e staccarle dalla carta.

È necessario che siano ancora calde, in quanto una vota raffreddate, sarà molto difficile lavorarle.

Prendete un bigliettino (che avrete precedentemente preparato). Mettete il bigliettino al centro di una cialda (tenendo rivolta all’esterno la faccia della cialda che poggiava sulla placca del forno…), piegate a metà la cialda fino a far toccare i bordi e ripiegate nell’altro verso. Una volta raffreddato, il biscotto manterrà la forma ripiegata e panciuta. Se durante la lavorazione le cialde si raffreddassero troppo, sarà necessario ripassarle in forno per qualche secondo, in modo da renderle di nuovo calde e malleabili.

Se non siete molto veloci è consigliabile non preparare tutte le cialde in un’unica infornata.

Piccola curiosità per tutti: in raltà i "biscottini cinesi della fortuna" non sono affatto cinesi. A quanto sembra, essi sarebbero stati "inventati" in un piccolo forno di Los Angeles nel 1919, approdando in Cina solo alcuni decenni dopo. I biscotti originali non contenevano bigliettini riguardanti frasi attinte dalla saggezza popolare, ma citazioni bibliche trascritte da un gruppo di pastori presbiteriani.

Per chi fosse interessato ad ulteriori notizie in merito, consiglio di consultare i seguenti link:

http://en.wikipedia.org/wiki/Fortune_cookie

http://www.journalism.sfsu.edu/www/pubs/gater/spring95/jan31/fort.htm

venerdì 17 agosto 2007

Biscotti cinesi della fortuna

Chi non ha mai sentito nominare, anche di sfuggita i "Biscotti della fortuna" cinesi?
Questi simpatici dolcetti a forma di mezza luna vengono serviti a fine pasto nella maggior parte dei ristoranti cinesi del mondo (anche se questa usanza, purtroppo, non è ancora molto radicata in Italia...).
Si tratta, ovviamente di un segno di buon auspicio, una specie di augurio personalizzato che si riceve al termine della cena.
I biscotti, vuoti al loro interno, contengono un messaggio, una citazione, un saggio consiglio da conservare con cura...

Ecco il mio biscotto della fortuna per voi:
(incrociate le dita e fate clic sul biscottino...)



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lunedì 13 agosto 2007

"Coltello e Forchetta": i Pancake

Welcome ladies and gentlemen!
Sono Anna e sono stata invitata da Teresina a partecipare al suo blog personale curando una piccola "rubrica" di ricette e di consigli, "Coltello e Forchetta"
Oggi vorrei proporvi un viaggio nel meraviglioso “Regno della Prima Colazione”. Parleremo dei pancake, deliziose e celeberrime “frittelline” tipiche della prima colazione dell’America settentrionale, deliziose in qualsiasi momento della giornata e rinomate, a ragione, anche tra noi italiani.
Credo che la caratteristica principe che ha resi i pancake famosi in buona parte del mondo sia, oltre al loro sapore incredibilmente gustoso e delicato, la loro consistenza straordinariamente soffice (elemento quest'ultimo, che li differenzia notevolmente dalle crepes). Inoltre è importante sottolineare che la ricetta non prevede l'aggiunta di zucchero: questo rende il pancake adatto ad accompagnare sapori sia dolci che salati.
A questo punto sarebbe quanto mai ingiusto se, dopo avervi descritto con dovizia di particolari i pancake e aver stimolato la vostra immaginazione, non provvedessi fornendovi un esempio pratico. Ecco, quindi, la ricetta per 4 persone:


Ingredienti:

-150 g di farina
-200 ml di latte
-3 uova
-una presa di sale
-2 cucchiaini di lievito in polvere
-burro q.b. (per ungere la padella)


Preparazione:


Innanzitutto porre la farina, il lievito e il sale in una terrina abbastanza capiente e amalgamare. Successivamente aggiungere il latte. Per quanto riguarda le uova, si possono seguire due differenti opzioni:
- aggiungere le uova intere, una alla volta, successivamente al latte
- separare i tuorli dagli albumi; aggiungere i tuorli al composto e montare a neve gli albumi. Aggiungere gli albumi montati a neve successivamente. Questa seconda opzione è indicata se si desiderano dei pancake particolarmente soffici e abbastanza "alti".
Amalgamare tutti gli ingredienti, fino ad ottenere un composto omogeneo. E' possibile utilizzare sia una forchetta che una frusta da cucina.
Scaldare una padella antiaderente dai bordi molto bassi (quella utilizzata per preparare le crepes). Soprattutto prima di cuocere i primi pancake, è necessario ungere la padella con un pezzetto di burro, in modo da impedire al composto di appiccicarsi durante la cottura.
Versare nella padella calda un mestolino del composto formato e fare in modo che esso ricopra in modo uniforme tutto il fondo della padella. Lasciare cuocere fino a che i bordi del pancake siano leggermente secchi e si siano formate delle bollicine sulla sua superficie. Girarlo e cuocere sull'altro lato fino a che il pancake abbia raggiunto un colorito dorato.
Un piccolo consiglio: è normale che il primo pancake non riesca in modo perfetto. Considerate il primo solo di "prova".


I pancake possono essere serviti e gustati in modi differenti (a seconda dei gusti). Il pancake "classico" viene servito con un qudretto di burro e sciroppo d'acero. Possono essere aggiunti vari tipi di frutta a piacere (banane, fragole, mirtilli, lamponi), marmellate, sciroppo di cioccolato e (perchè no?) gelato. Il pancake è estremamente versatile in quanto privo di zucchero, e il suo gusto delicato è "rafforzato" dagli ingredienti che di volta in volta la nostra fantasia ci suggerisce di accostargli. Non è il caso di stupirsi, quindi, se spesso esso viene accostato ad un'ampia gamma di cibi salati, e non solo durante la prima colazione. Io consiglio, comunque, la versione più "classica": sciroppo d'acero.

Da anni mi considero una estimatrice di questa deliziosa preparazione. Ho sperimentato diverse variazioni alla ricetta e diversi preparati per pancake in commercio. Per questo mi sento di consigliare il preparato per pancake WIZ: veloce, pratico e molto gustoso. Ho scoperto solo recentemente, con mia immensa gioia, che questo "Pancake Mix" può essere utilizzato anche nella preparazione di panini, torte di vario tipo e i simpaticissimi "scones"...

Provare per credere...

domenica 12 agosto 2007

La cucina di Teresina



Buongiorno a te, navigatore della Madre Rete che intenzionalmente o casualmente ti sei imbattuto in questo blog.

Mi chiamo Teresina e da sempre la cucina è la mia maggiore passione.
La cucina è un luogo magico che offre straordinarie opportunità e impensabili sorprese sia ai più esperti, sia a chi vi si accosta da principiante.
Non riesco a descrivervi la mia gioia, la mia emozione che si rinnova ogni volta che mi accingo a preparare un piatto a me sconosciuto; è come un’avventura della quale si conoscono i caratteri principali e fondamentali, le coordinate, ma della quale si ignorano completamente i dettagli: essi si dipaneranno davanti agli occhi stupiti ed increduli del protagonista.
Credo che le persone che amano cucinare siano dotate di una sensibilità particolarmente sviluppata e rigogliosa: non si tratta semplicemente di seguire passo passo degli asettici manuali da cucina, come se si trattasse delle istruzioni per utilizzare un frullatore… Sono molte le variabili che intervengono e che influenzano in modo differente e unico il risultato (e non la riuscita…): ogni piatto è come un’opera d’arte che risente della personale sensibilità dell’autore, dei suoi sentimenti, delle sue preoccupazioni, del suo umore, del luogo nel quale si trova. Per questo sono assolutamente convinta che non solo ogni piatto non sia esattamente riproducibile, ma che ogni volta che ci accingiamo a cucinare in realtà stiamo per svelare a chi gusterà i cibi da noi preparati la parte più nascosta di noi stessi.

Da qualche anno mi sono avvicinata alla cucina internazionale (soprattutto dell’estremo oriente) e ho potuto approfondire le mie conoscenze, le mie capacità e ho avuto la possibilità di gustare sapori unici e per me straordinari.

La motivazione che mi ha spinto ad aprire questo blog è questa: poter condividere anche con altri le mie emozioni, le mie conoscenze, insomma la mia passione.
Vorrei ringraziare le mie amiche Anna, Luisa e Mariuccia che hanno accettato volentieri di partecipare a questo mio progetto in modo assolutamente unico ed originale. Esse, infatti, si occuperanno di organizzare delle “rubriche”, ognuna delle quali sarà incentrata sui loro maggiori interessi in ambito culinario. Infine un ringraziamento particolare alla collaborazione della ditta Alimenta s.r.l. di Milano, specializzata nell’importazione di prodotti di primissima qualità (e sempre disponibile nel fornire informazioni e chiarimenti).